Sulle orme dei Sanniti

Monti , aspri e brulli, foreste folte e boschi densi, prati erbosi non di rado scoprono altri tesori: mura megalitiche di epoca sannita si aprono fra i rovi di Monteferrante (Carovilli), Monte Miglio (San Pietro Avellana), Sant’Onofrio (Chiauci) e Monte Caraceno (Pietrabbondante). Cinta poderose, sopravvissute ai secoli, che testimoniano del tratto bellicoso di un popolo, i Sanniti, che qui – e in altri territori del Sannio (antica regione italica compresa fra le odierne province di Isernia, Campobasso, Chieti ) – dimorarono e mossero guerra nei confronti dei Romani, dando loro filo da torcere attraverso tre guerre, cosiddette sannitiche, prima di essere, non senza gloria, inglobati nei loro confini. Tali cinte sono tuttavia soltanto “una” delle vestigia di questo popolo italico, nomade e amante della libertà, che in Pietrabbondante, in località Calcatello, innalzò un imponente Teatro-Tempio italico nel IV-III sec. a. C., testimonianza mirabile del grado di civiltà raggiunto alla stregua di contemporanei teatri eretti nella limitrofa Campania, terra magna greca.

In località Sant’Angelo di Vastogirardi, invece, lo stesso popolo impiantò un altro Tempietto, dedicato forse alla dea Diana o al dio Ercole. Lo spirito sannita ancora aleggia, forte, in queste terre, mentre l’aria continua, a fronte del tempo che pure molto ha travolto, a sapere di antico nei borghi-gioiello che incorniciano il territorio. Costruiti su dirupi o distesi in morbide conche, rocche e castelli (la Pentria, il territorio corrispondente alla provincia di Isernia, dal nome della tribù sannita che la abitava, è per antonomasia “terra di castelli” per il gran numero di manieri e rocche che ancora la connotano) abbelliscono Pescolanciano (castello dei duchi d’Alessandro), Vastogirardi (castello con corte interna ed annessa chiesa di San Nicola) e Roccasicura (resti di un castello diruto, oggi Torre civica).

Tutt’intorno il nugolo di case, che disegna l’antico impianto, le vie strette e spesso in salita, che conducono alla Chiesa madre e, in basso, sovente la parte nuova dei paesi. Qui il tempo ha in parte conservato le tipologie abitative e le consuetudini legate a riti e tradizioni e la tranquillità, il vivere senza l’ossessione del tempo, il ricercato contatto con la natura che rigenera si fanno concretezza. Proprio in questi luoghi, che in ogni angolo parlano di storia e sanno di bellezza, antica e selvaggia ad un tempo, è possibile oggi fare economia attraverso forme di attrazione turistica che vi conduca chi, alla ricerca dell’autentico e del non omologato, voglia dunque ancora continuare a correre, sì, ma a cavallo o nei prati, in mountain-bike o semplicemente con le ali del pensiero lungo i tratturi, i sentieri dei boschi e le cime dei monti. Sulle orme dei Sanniti pentri.